Mi innamoravo di tutto

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Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.

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Venduto da Edizioni AlterNative
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(23 recensioni dei clienti)

Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.
Un romanzo che canta gli dei del nostro secolo, dal secondo dopoguerra ad oggi: il dio degli inglesi, il dio perdente, il dio goloso, il dio della Scala, il dio a lieto fine, il dio fatti il culo. Il dio senza fiato. Dèi falsi, a cui non devi credere mai.
La biografia di un attivista, che come nella Coda di Lupo del cantautore genovese, diventa un archetipo del dissidente, fino al finale. Che è lo stesso della canzone di Faber: chitarra elettrica. Assolo. Fade out


L’autore di “Mi innamoravo di tutto”: Stefano Zorba

Stefano Zorba, pseudonimo di Stefano Filippini, nato a Brescia nel 1983 vive a Rezzato in provincia di Brescia. Rapper dal 2001, ha pubblicato quattro album autoprodotti e attualmente sta producendo un progetto con altri rapper di varie nazionalità chiamato “Sons of Babel”. E’ anche un attivista NoTav di Brescia, impegnato da anni nelle lotte ambientali con il Gruppo Antinocività Rezzato e poi con la Rete Antinocività Bresciana. E’ al suo primo romanzo.


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Comunicato Stampa "Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente"

Comunicato stampa di Edizioni AlterNative per l'uscita di "Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente" di Stefano Zorba, pubblicato il 17 Febbraio 2016.


Parlano di “Mi innamoravo di tutto”


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Cartaceo, eBook

  1. Valutato 4 su 5

    L’impianto narrativo è costruito a partire dalle sette strofe della canzone Coda di Lupo di Fabrizio De André, che accompagnano il racconto delle vicende del protagonista, il quale viene presentato al lettore proprio con il nome di battaglia di Coda di Lupo.

    L’intreccio è costituito principalmente da due piani temporali: un primo, in cui il protagonista e unico io narrante della quasi totalità del romanzo, racconta ciò che gli accade nel presente. Un secondo piano narrativo è rappresentato dai numerosi episodi del passato dello stesso personaggio ed è il mezzo attraverso cui l’autore svela le ragioni e le vicissitudini dei fatti che si stanno svolgendo nel presente.

    A livello contenutistico l’opera si concentra sulle vicende personali che hanno condotto il protagonista ad abbracciare lentamente la causa della propria dissidenza. Quello che l’autore di Mi innamoravo di tutto costruisce per Coda di Lupo è un vissuto possibile, o meglio, una delle tante scelte che potrebbero essere fatte da chi dispone di una certa sensibilità, da chi «odia gli indifferenti», da chi si innamorava di tutto. Così, l’autore riesce abilmente a costruire un personaggio reale e stratificato, con un vissuto parzialmente dichiarato da cui è comunque possibile desumere tratti generici e condivisi, dunque corali.

    Mi innamoravo di tutto chiede al lettore di prestare attenzione a una storia che si propone già come “alter” rispetto alle versioni ufficiali. Chi legge tuttavia non fatica a credere a Coda di Lupo: l’autore è abile nelle descrizioni, d’impatto nelle sue osservazioni politiche, schietto e verosimile nel ripercorrere attraverso il vissuto del protagonista fatti di cronaca noti a tutti.

  2. Valutato 5 su 5

    Un libro accattivante, che spinge prepotentemente il lettore a riflessioni e anche ad approfondimenti storici. Una scrittura fluida, un perfetto intrecciarsi di eventi e di significati che non vengono lasciati di certo al caso. Un tentativo, a mio avviso ben riuscito, di approfondire e parafrasare la canzone di de André e non solo. C é il coraggio di Stefano Zorba di dare un significato alto alla vita di ognuno di noi, una vita che dovrebbero essere all’insegna dell’autenticita e dell’indipendenza da uno stato che controlla, che vigila e che interviene con una violenza alienante.
    Consiglio caldamente di leggerlo e mi complimenti ancora con te Stefano Zorba.

  3. Valutato 5 su 5

    ben strutturato e ben scritto, “mi innamoravo di tutto” è un pugno dritto nello stomaco. consigliato a tutti

  4. Valutato 5 su 5

    “Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente” è un libro strano, da diversi punti di vista, e ciò lo rende difficilmente collocabile in un genere letterario. Questo è certamente il pregio più evidente di questo romanzo, ma non il solo. La storia segue le strofe della celeberrima canzone di De André “Coda di lupo” (elemento questo di per sé già interessante), e lo fa attraverso una originale interpretazione “al futuro” del testo fatta da Stefano Zorba, il quale “dispiega” la sua narrazione in un periodo che va dagli anni ’90 ad un ipotetico 2030. Il romanzo segue il ritmo dell’interrogatorio a cui il protagonista, Coda di Lupo, viene sottoposto da parte di agenti dei servizi segreti in un anonimo sotterraneo. In questo scenario, tra le torture fisiche e psicologiche, Coda di Lupo racconta la sua vita, dalle prime manifestazioni studentesche agli assedi ai cantieri Tav in Val Susa, passando per il G8 di Genova. Il protagonista, sul quale si incentra la totalità della narrazione, delinea uno spaccato di quella che si potrebbe definire la “generazione di Genova”, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, delle sue disillusioni e contraddizioni; ma nel farlo l’autore tocca una serie di temi che riguardano una fascia ben più ampia di lettori, soprattutto tra tutti coloro che hanno avuto un vissuto di militanza politica: la disillusione nella lotta, il quotidiano contrasto tra quello che si è e ciò che si vorrebbe essere, la rabbia per l’ingiustizia e i compromessi della vita quotidiana, la sete mai sopita di attivismo, la contraddizione latente tra la violenza “legale”, attraverso cui le istituzioni mantengono e riproducono il proprio potere, e quella “proibita” (e forse per questo più accattivante) di coloro che si ribellano al “sistema”. Il lettore viene così accompagnato, con un ritmo che va costantemente in crescendo, in un viaggio che alterna le violenze dell’interrogatorio (descritte con cura dall’autore, delineando anche un intento di denuncia verso tali pratiche, dal momento che esse fanno parte dello “strumentario” delle forze di polizia di tutto il mondo) con i racconti e le riflessioni del protagonista. Coda di Lupo è in questo un perfetto anti­-eroe, che mette a nudo completamente le sue debolezze e le sue contraddizioni, tanto nell’affrontare la violenza dello Stato quanto nel ripercorrere la sua vita, in cui si sovrappongono quella di una “persona normale” con quella di militante “radicale”. E’ in questo contrasto, a mio avviso l’asse portante di tutta la narrazione perché si evidenzia il sottile confine che separa il cittadino “qualunque” dall’attivista, non in grado forse di cambiare la realtà in cui vive, ma capace di mettere in gioco tutto sé stesso, anche solo per non “stare a guardare”. Da questo punto di vista, questo romanzo affronta molti aspetti delle vite di molti di noi, non di tutti probabilmente, ma sicuramente di tutti coloro che almeno una volta in vita loro hanno provato quella particolare sensazione che può produrre solo l’atto di lotta al sistema, del misto di gioia, serenità e rabbia che solo la rivolta provoca; quella “tenera durezza”, per dirla con Che Guevara, di cui sono capaci solo uomini e donne “che sentono come sul proprio volto lo schiaffo dato a qualcun altro”. In questo senso “Mi innnamoravo di tutto – Storia di un dissidente” è, anche, un libro che parla di amore, anche se lo fa partendo dalla sua antitesi biunivoca: l’odio verso ciò che è ingiusto e vessatorio.

  5. Valutato 5 su 5

    Un libro di quelli che leggi tutto d’un fiato. L’ho trovato ben scritto, con una struttura narrativa coerente e coinvolgente. Dipanare ogni capitolo sul testo di De André è a mio parere una mossa geniale, che non lascia niente al caso. Una scrittura ruvida, reale, che arriva dritta al petto.
    La storia abbraccia tematiche autentiche, umane (troppo umane, direbbe qualcuno): tra distopia e amore, amore per la vita, per un ideale, per una donna, per tutto, appunto.
    Consigliatissimo.

  6. Valutato 4 su 5

    “Mi innamoravo di tutto” è un libro potentissimo. La scelta stilistica cruda e sfacciata sposa alla perfezione la tragicità e il malessere a cui il protagonista e il lettore DEVONO sottostare. Questa non è una semplice storia dai tratti rivoltosi. L’umanità di Coda di Lupo fa spavento. La disumanità degli antagonisti fa spavento. Alcuni passi, per quanto distruttivi e ben scritti, permettono di sfiorare con le dita i pilastri in sangue e cemento armato dell’inferno socio-politico.
    Il mio augurio è che “Mi innamoravo di tutto” venga vissuto a pieno soprattutto per la sua limpida potenza emotiva e non solo per i vigorosi e nobili valori di cui si nutre Coda di Lupo.

  7. Valutato 5 su 5

    Il romanzo è suddiviso in capitoli introdotti dai versi della canzone di Fabrizio De André “Coda di Lupo” che ha accompagnato l’omonimo protagonista per il corso di tutta la giovinezza ribelle. Si farà ribattezzare così ed è così che sarà conosciuto da tutti, in nome di tutte quelle battaglie, di quegli anni a lottare contro un Stato che Stato non era. “Mi innamoravo di tutto” è, infatti, un romanzo di denuncia sociale, dai toni forti, crudi, contro le ingiustizie della vita di un dissidente che, in realtà, fa da sfondo a un male più grande . Zorba ci spiega, nell’introduzione che precede il romanzo, di aver trovato l’ispirazione per scrivere questo romanzo nelle parole del testo del grande Faber. Voleva raccontare la storia di un uomo la cui esistenza si sviluppa tra le strofe di uno degli inni più belli mai narrati da De André; entrando nella sua testa, scrivendo attraverso la sua rabbia e la forza di non tradire chi lo aveva salvato da una vita di ipocrisie in cui neanche lui aveva mai creduto.

    Coda di Lupo deve parlare. Deve dire chi sono i suoi compagni, chi sta a capo di tutto. Viene maltrattato, stuprato; non mangia, non beve, non dorme. La sua vita si svolge in pochi metri quadri, tra un pavimento in calcestruzzo, i suoi bisogni, le sue lacrime e il suo sangue.
    Coda di Lupo sa che non resisterà. Dovrà parlare.
    E parlerà.
    Dirà tutto, tutto ciò che sa. Vende tutto, i suoi amici, la sua storia, ma poco a poco, perché deve sopravvivere, deve fare ciò che può.
    Loro voglio, però, un solo nome, il nome di chi sta a capo di tutto.
    Alla fine, Coda di Lupo parlerà. Alla fine, Coda di Lupo venderà un nome, ma non quel nome.
    Resterà fedele a chi lo ha salvato, a chi lo ha riportato sulla retta via quando aveva ormai abbandonato il mondo della resistenza. Venderà un nome, in cambio della morte.

    Come già accennato, è un romanzo dai toni molto forti, forse eccessivamente. Molto spesso le situazioni vengono portate allo stremo per descrivere il forte disagio percepito dal protagonista.
    Come già accennato, Coda di Lupo è solo lo strumento per una denuncia sociale di più largo respiro.
    Il vero protagonista è qui lo Stato, uno Stato che pensa ai suoi tornaconto, che sa di economia e di politica e poco di giustizia e lealtà. Coda di Lupo, agli occhi dello Stato, non è un uomo, non ha diritti. Coda di Lupo diventa inesistente .
    Non c’è democrazia, è quasi una tacita dittatura alla quale pochi si ribellano. I giornali, i TG non ne parlano o raccontano solo favole alle quali è più facile credere. Terroristi , così saranno additati gli attivisti, così sarà additato chi si rifiuta di accettare questo sistema; un sistema ingiusto, corrotto.

    Il tutto scandito, poi, dalle parole del grande Faber, Ma quanto ho apprezzato le introduzioni a inizio capitolo delle strofe della canzone? Ha riportato alla luce la mia passione per le rivoluzioni che hanno fatto la storia e le canzoni che le hanno accompagnate. Un connubio che mi ha molto coinvolta in passato e che non avrei mai pensato di ritrovare in un romanzo esposto così.

  8. Valutato 5 su 5

    “Mi innamoravo di tutto” di Stefano Zorba (Edizioni AlterNative) non è un romanzo facile e non ha pretese di esserlo. Non è “facile” nei contenuti perché molto spesso preferiamo girarci dall’altra parte piuttosto che guardare veramente.

    Siamo nel 2031, Coda di Lupo, un dissidente, un attivista, un cittadino incazzato, viene catturato dalla “cerchia segreta dei servizi segreti” e torturato con una brutalità che non può lasciare il lettore indifferente (un plauso all’autore per le sue capacità descrittive). Coda di Lupo, di cui non sapremo mai il nome vero, a 18 anni era solo un ragazzino incazzato. Sapeva bene che “le lotte dal basso sono e saranno senza speranza” ma si chiede: “Come è possibile restare a guardare?”.

    Già, come è possibile? Me lo sono chiesta leggendo questo romanzo, così schietto e sincero, così realista da fare male. Me lo sono chiesta perché nemmeno io mi definisco un eroe ma non sono mai stata così incazzata da pensare che valeva la pena morire per provare a cambiare le cose.

    Ha un bisogno Coda di Lupo, ha bisogno di sfuggire a certe dinamiche, di sentirsi parte di un qualcosa, di lottare per ottenere un riconoscimento, di credere che può fare la differenza. Anche se sa di andare incontro alla morte. Anche se sa che questa sua scelta non prevede il lieto fine.

    “Tutti fingiamo di essere persone che non siamo”, dice a un certo punto Coda di Lupo al suo aguzzino. Beh, forse ha ragione ma credo che sia stato troppo severo con se stesso nel non essersi preso il merito di aver provato ad assecondare la sua natura. Vorrei dire a Coda di Lupo che lui mi è sembrato più vero di molti presunti tali che si incontrano per strada. Anche se non conosco il suo nome, so chi era. E questo mi basta.

  9. Valutato 5 su 5

    Questo è il primo romanzo pubblicato da Edizioni AlterNative e ci racconta della storia di un dissidente che ha passato gran parte della sua vita a lottare contro il sistema. Il protagonista ed i suoi cooperatori condividono gli stessi principi e sono accompagnati da un comune coraggio che li porta ad essere considerati dallo Stato, col tempo, ribelli o terroristi, ma non è un motivo di resa.

    La trama si sviluppa sui versi della canzone Coda di lupo di Fabrizio De Andrè, da cui il protagonista ne prende il nome; Si articola in due periodi: un passato, che si alterna al presente del narratore come fossero flashback dello stesso Coda di lupo; un futuro, raccontatoci dalla voce protagonista che è stato catturato dai servizi segreti italiani e costretto a parlare del suo gruppo di dissidenti con l’ausilio di mezzi decisamente non convenzionali. Egli ci parla usando un tempo presente, ma verso la fine si capisce che la sua prigionia è ambientata nel 2031.

    La cosa sorprendente di questo breve romanzo è che già dalle prime pagine i lettori possono conoscerne il finale, questo per far intendere che, almeno stavolta, non è quello a determinarne la fine, non è il punto principale, anzi, questo è probabilmente uno dei pochi romanzi senza fine.

    Coda di lupo ci parla utilizzando spesso un linguaggio che si potrebbe definire abbastanza “sboccato”, ma continuando ci si ritrova a capirlo, è un uomo INCAZZATO con il sistema, con gli uomini che lo stanno torturando, e non manca di descriverci minuziosamente i crudi dettagli di ciò che è costretto a subire.
    Ma, in sostanza, lo stile adottato dall’autore è molto scorrevole, non si perde in dettagli, parla di fatti concreti e concentra l’attenzione del lettore, quindi, non posso dire che sia una lettura “piacevole”, perché un lieto fine è piacevole, alcuni fatti reali sono sconvolgenti, ma , per intenderci, la lettura è abbastanza sciolta.

    Ho terminato questo titolo stanotte, alle 03:10, ed ho dovuto assolutamente scrivere subito alcune mie impressioni, perché non volevo far sfumare nemmeno una piccola parte delle emozioni che provavo in quel momento.
    Premetto innanzitutto che ho iniziato a leggerlo da ignorante, quindi per tutto il tempo sono stata con wikipedia alla mano e col fiato sospeso per tutto ciò che leggevo e per alcune convinzioni di Coda di lupo che ascolto ogni giorno perché condivise da chiunque parli con me di Stato italiano, politica e quant’altro, senza contare che alcune le condivido io stessa.

    Procedendo nel testo ci si rende conto che Coda di lupo è soltanto il nome il nome di chi ci parla, ma fondamentalmente un uomo anonimo, un uomo come altri migliaia che lottano ogni giorno per dare voce ai propri valori; C’è un piccolo Coda di lupo in ogni uomo che ha il coraggio e la forza di lottare contro le cause del malessere degli Italiani, che non si ferma dinanzi alla resistenza, ma continua ad avanzare accompagnato dalla sua rabbia e dalla fioca speranza in giorni migliori.

    Trovo questo un testo da cui ogni persona può recepire fatti ed emozioni differenti, perché va compreso, ed in base alle proprie concezioni si sviluppa ciò che è il significato personale delle parole lette; E’ tuttavia un romanzo che credo meriti attenzione, perché può aprire gli occhi, e quando si trattano determinate tematiche si esce dal tempo, resteranno sempre parole presenti che interessano tutti.

  10. Valutato 5 su 5

    “Una pagina tira l’altra, la storia ti prende, ti entra nel cuore.
    Il filo conduttore della storia è la canzone di De Andrè “Coda di Lupo” ( qua trovate il testo http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_fabrizio_de_andre_1059/testo_canzone_coda_di_lupo_33200.html ).
    Il protagonista prende il nome da questo titolo, il suo nome da battaglia è appunto Coda di Lupo.
    Ma di che battaglia stiamo parlando?
    Coda di Lupo è un guerriero, un guerriero dei nostri giorni.
    Cercherò di ripercorre brevemente la sua storia per farvi capire il libro, ma senza troppi spoilers.

    Queste sono le parole che prensentano il nostro personaggio e non so voi ma solo leggendo queste righe mi sono sentita capita nel profondo. Quando siamo piccoli vediamo tutto unicorni e arcobaleni, poi cresciamo, ci rendiamo conto del mondo intorno a noi, di quello che succede e comincia l’odio.
    Vogliamo fare qualcosa, ne sentiamo il bisogno, non vogliamo essere spettatori passivi dello schifo che vediamo.
    Coda di Lupo comincia così fin da ragazzo a non avere paura di lottare per quello in cui crede.
    Da manifestazioni scolastiche, al G8 di Genova nel 2001, fino ad arrivare a una battaglia più recente, quella dei NoTav.
    La sua battaglia si fermerà quando verrà catturato e interrogato. O meglio catturato, torturato, trattato come un animale per avere nomi e informazioni riguardo i suoi compagni.
    Ma Coda di Lupo non li tradirà, non tradirà i suoi ideali.

    Una cosa che ho adorato di questa storia è che a ogni parola puoi sentire la rabbia del protagonista, grazie anche al linguaggio molto crudo, spesso volgare, anche se in realtà la parola volgare non è corretta, perchè quelle parole sono perfette, non stonano.
    Mentre leggevo provavo rabbia, sono entrata in empatia con Coda di Lupo. Mi sentivo indignata per quello che gli succedeva e la cosa più spaventosa è che non si tratta di un fantasy, ma sono cose che accadono, storia dei nostri giorni.
    Ho sentito questa storia molto vicina a me in quanto ragazza di ventuno anni che si ritrova in un’Italia vergognosa, con un futuro per niente luminoso grazie a persone che dovrebbero governare questo paese ma non ne sono capaci, grazie ai cagnolini di queste persone che vivono con la coda tra le zampe, obbedendo a loro senza chiedere nulla, senza fermarsi un attimo a pensare, perchè ormai non ne sono più capaci.

  11. Valutato 4 su 5

    Questo romanzo mi ha colpito per il modo in cui è stato costruito dall’autore. Non solo per il modo schietto e diretto con cui il protagonista si rivolge al lettore, ma per il modo in cui, calcando i versi della nota canzone “Coda di lupo” di Fabrizio De André, la narrazione segua il suo corso tra flashback e riflessioni.
    Parliamoci francamente: non l’avevo mai ascoltata questa canzone, cardine per la narrazione. Ma sono andata ad ascoltarla una volta terminata la lettura. Ma non è l’unica canzone che questo racconto usa lungo le pagine.
    Con sole 72 pagine questo romanzo ti racconta una storia che colpisce come un pugno allo stomaco. Vieni catapultato anche tu in quel sotterraneo, a rivivere il passato di Coda di Lupo e cercando di capire cosa spinga una persona a lottare come lui.
    E ancora di più colpisce il fatto che non vada a raccontarti una bella favola, ma che voglia farti aprire gli occhi sulla realtà delle cose: questo è il mondo in cui viviamo e non sempre c’è il lieto fine.
    Ma in queste pagine guardiamo con gli occhi di una persona che ha scelto di lottare, ma che è sempre un essere umano con i suoi limiti. Guardiamo il suo percorso fin dall’inizio, con le interruzioni e le prese di coscienza, fino alla fine.
    Ho trovato parecchie riflessioni interessanti che Coda di Lupo fa, alcune più forti di altre, ma non necessariamente meno vere.
    Per chi si accingerà a leggerlo vedrà quanto pochi peli sulla lingua abbia il protagonista e verrà colpito dalla sua espressività.
    E’ stata una lettura interessante, non c’è che dire. Lontana dalle mie solite letture, ma che mi ha molto colpito.

  12. Valutato 5 su 5

    nella sua brevità di 126 pagine è una lettura scorrevole, molto diretta, senza mezze misure ne mezze parole.

    Adatta a chi è abituato a contenuti forti contando che ha contenuti piuttosto attuali e con accenni a eventi passati e non usando mezzi termini si parla anche di torture, quindi per questo fattore è da leggere se si è convinti di poter reggere il contenuto.

    Oltretutto riesce a coinvolgerti in un certo modo che ti fa sembrare tu stesso sia il personaggio che racconta questa storia, che ti racconta tutto quello che ha fatto e che sta sopportando in questo sotterraneo, citando canzoni sia di De Andrè che di altri autori in alcuni tratti, per riuscire a sopportare meglio ciò che sta subendo.

    Quindi con questo posso dire che questo libro lo consiglio, soprattutto a chi è già grandicello per riuscire a capire al meglio il contenuto, sia a chi ha voglia di leggere qualcosa di nuovo soprattutto di un’esordiente.

  13. Valutato 5 su 5

    Un libro che fa arrabbiare. Che fa venir voglia di alzare il culo e scendere in piazza a protestare.
    Un libro vero, che parla di un Italia che è e che potrebbe diventare. Qualcosa che fa paura.
    Parla di uno stato che è sempre più concentrato a proteggere se stesso, sfruttando quelli che dovrebbero essere al servizio del bene comune vengono sempre più spesso usati per proteggere chi ha i soldi e il potere, mentre gli altri si devono adeguare o rischiare di prenderle o peggio…

    In queste pagine incontriamo Coda di Lupo, un uomo che si trova ad essere torturato da dei carabinieri per avere delle informazioni sui suoi compagni.
    Coda di Lupo non ha un nome, non ha un volto, può essere chiunque. Questo è uno degli aspetti più belli del libro. Un uomo che lotta in ciò che crede, ma che alla fine deve lottare per la sua vita.
    Subito non abbiamo date, ma questa storia è ambientata nel futuro.
    Un futuro che spaventa perchè, anche solo guardando il telegiornale, storie del genere ne abbiamo già sentite, di prigionieri che muoiono ‘casualmente’ ma con ferite decisamente non accidentali. E i colpevoli sempre protetti dai compagni o dallo stato e le sue istituzioni che ci mettono decisamente troppo a risolvere certe cose.

    Questo libro parla anche di speranza.
    Dice che lottare non è mai sbagliato, che bisogna farlo per cambiare le cose. SE le vogliamo cambiarle.
    Parla di Coda di Lupo da quando era piccolo, come ricorderà durante la prigionia, dai primi cortei quando era solo uno studente che si chiedeva perchè avessero le tenute antisommossa quando avevano davanti solo dei ragazzini che protestavano. Ricorda il G8. QUEL G8 che ha cambiato le cose nel nostro paese, ma che per ascoltarne la storia intera abbiamo aspettato anni, e forse ancora non è tutta. Un evento che ha sconvolto il mondo per le conseguenze che ci sono state e per quelle che non ci sono state (chi vuol capire….).
    Ma la sua vita cambia, cresce, finchè un giorno decide di dire basta per potersi guardare allo specchio di nuovo. Si unisce ai NoTAV e alla loro lotta, incominciando un nuovo percorso che lo porterà in quella cella.

    Un libro che ho adorato dalla prima riga e che mi ha fatto provare di nuovo rabbia e insieme speranza, perchè c’è ancora gente che è disposta a scendere in piazza e combattere per quello che ritiene giusto. C’è chi non si piega alla paura di finire sotto una carica delle forze dell’ordine, chi non si piega alla paura di perdere il lavoro, chi non si piega alla paura….
    Purtroppo ormai il manico del coltello non è più tra le mani del popolo, o almeno lo ha ceduto credendo che non valesse nulla.
    Vedo intorno a me gente che si abbatte, che si arrende, che fugge pur di vivere come vuole.
    E leggendo questo romando mi chiedo: se tutti fossimo Coda di Lupo? Se tutti andassimo in piazza? Se tutti alzassimo la testa? Forse non ci sarebbe bisogno di cercare altrove….forse…
    Perchè, come lui ci insegna, alla fine il potere corrode. Non tutti, ma tanti si. E la storia italiana lo insegna bene.

    Un libro che fa riflettere, in cui l’autore ha messo anche se stesso e qualcosa che riguarda il nostro presente: i NoTAV (usati solo come sfondo nel romanzo).
    Scritto molto bene, in maniera scorrevole e che non permette di staccarsi fino all’ultima frase.
    Forse ci sono una o due scene un po’ forti se si è molto impressionabili, ma vi consiglio di prenderlo in considerazione ugualmente perchè (viste le tematiche trattate) merta davvero molto.
    Un libro DA LEGGERE e che come avrete notato, mi è piaciuto giusto un pochino 😉

  14. Valutato 3 su 5

    A metà agosto ho ricevuto un messaggio sulla pagina da Stefano Zorba, fondatore della casa editrice Edizioni AlterNative e autore del loro unico romanzo, “Storia di un dissidente”. Mi ha chiesto se mi sarebbe interessato recensirlo e, dopo aver controllato la trama ed essermi assicurata di avere totale libertà d’opinione, ho accettato.

    Ho accettato principalmente per il titolo: è tratto da una canzone di Fabrizio De Andrè, uno dei miei cantautori preferiti. Il tema è quello degli scontri italiani degli ultimi anni: dal G8 di Genova del 2001 alle lotte No TAV in Val di Susa.
    Anche De André, se ho ben interpretato la canzone, utilizza la metafora degli indiani per parlare delle rivolte del ’77 (se qualcuno avesse notizie diverse, sono pronta a un confrtonto nei commenti).

    Il protagonista è Coda di Lupo, dissidente che lotta contro i “poteri forti”. A 18 anni si scontra con il G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. Di sottofondo alle cariche contro la polizia c’è la canzone di Faber che ispirerà al protagonista il suo nome di battaglia. Anni dopo, il lancio di uova alla Scala farà ruggire di nuovo il lupo che dormiva quieto dentro il venditore professionista piccoloborghese: diventerà attivista No Tav, fino ad essere rinchiuso in una cella, torturato e ucciso perché confessi i nomi dei compagni. Lo stile è privo di fronzoli, diretto e quasi spoglio. Ricorda, a tratti, quasi un pezzo di cronaca.

    Questo volumetto di 72 pagine mi lascia perplessa. La trama ha stuzzicato la me sedicenne che si buttava in qualsiasi manifestazione che fosse “contro”, amante folle di De André e del suo “Storia di un impiegato” e che sognava presidi sui tetti dell’università e coraggiose lotte contro il sistema. Abbiamo avuto tutti il nostro idealismo adolescenziale, anche se in realtà non sono mai stata così “attivista” come sognavo e speravo di essere.
    Le citazioni di De André fanno parte del mio bagaglio culturale sin dal mio periodo di ribellione; per quanto sia naif, urlare le sue canzoni e quelle dei Modena City Ramblers alla parata del Primo Maggio quando hai sedici anni ti fa sentire un paladino della giustizia. Immortale e detentore della verità, pronta a scontrarti contro il nemico e a buttarti in una mischia al grido di “Rigurgito antifascista” del 99 Posse. De André ha avuto anche un ruolo sentimentale nella mia adolescenza: mi ricorda passeggiate lunghe un pomeriggio passate a parlare delle prove sulla non esistenza di Dio ascoltando “La canzone dell’amore perduto” e “Nancy” insieme all’amico che, ne sei sicura, rimarrà al tuo fianco fino a quando sarete due vecchi decrepiti.

    D’altra parte, è sì un racconto gradevole, ma niente di straordinario; il classico libro senza infamia né lode, che scorre via nonostante il tema (non me la sento di diefinirlo “leggero” perché mi rendo conto che le tematiche e il tono di un paio di scene potrebbero risultare non così digeribili per alcuni). Ogni capitolo è infarcito di citazioni da “Coda di lupo” e i capitoli si intitolano come i versi della canzone, riferimenti che strizzano l’occhio a chi conosce De André. La canzone viene ripresa per descrivere gli avventimenti del protagonista negli anni Duemila.

    Complessivamente l’ho trovato un manifesto di apprezzamento a De André e a una visione romantica e sognatrice di quel periodo di scontri, raccontati appellandosi a quelli del presente. Non intendo che il pericolo della lotta sia sottovalutata, ma che ne venga esaltato il lato più romanzato e coraggioso visto dagli occhi di un ragazzo
    Si tratta di un romanzo non troppo impegnativo per passare un paio d’ore, se si è interessati alla tematica.

  15. Valutato 5 su 5

    Mi innamoravo di tutto. Storia di un dissidente è un libro che per essere letto ha bisogno di una colonna sonora specifica. La scelta del vinile è facile, quasi ovvia: la suggerisce il titolo stesso. Per leggere Mi innamoravo di tutto c’è bisogno di avere in sottofondo Fabrizio de André, cantautore e suggeritore della struttura invisibile di questo romanzo.
    In uno stile asciutto, essenziale, a tratti secco come il cemento di una cella, e acuminato come le pietre lanciate dai manifestanti al G8 in piazza Alimonda, viene narrata la storia di Coda di Lupo, la storia di un dissidente.
    Mi innamoravo di tutto è innanzitutto un romanzo di formazione fuori dai canoni romantici e socialmente edificanti del Bildungsroman, un romanzo di formazione sui generis che fotografa il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e dall’età adulta a una nuova adolescenza, più consapevole e sincera, senza maschere o incantamenti, di Coda di Lupo, un anarchico, un terrorista, un militante; ma innanzitutto un uomo arrabbiato che al “come si deve” preferisce il “chi si è” e il “come si è”, e che si muove in un’Italia spaccata, diretta erede degli anni di Piombo, di Andreotti, del G8 di Genova, di Aldovrandi, di Cucchi e degli anarchici distratti caduti giù dalle finestre, per approdare alle lotte NOTav.
    La lotta di Coda di Lupo è la lotta contro un tipo specifico di potere, quel potere-oggetto, quel potere-sostanza, che si trasforma, quasi si trattasse di un difetto di fabbricazione, nell’abuso di potere. La lotta di Coda di Lupo è la lotta contro il potere sistematizzato e istituzionalizzato, arrogantemente esercitato dalle gerarchie dell’apparato di Stato, dai potenti, dagli alti dirigenti, dai vertici della politica, dagli oppressori su una massa di oppress*, spesso connivent*, cooptat* nelle maglie del sistema che offre pane in cambio di silenzio, e sicurezza in cambio di ignoranza. In controluce riverberano riflessioni sui nessi tra sapere e potere, tra controllo e punizione, tra assoggettamento e ignoranza. E allora, in un clima asfittico, in uno scenario distopico (ma non troppo), in un futuro remoto, non impossibile, amaramente probabile, che fare? La risposta di Coda di Lupo è amara come il fiele, aspra e ferrosa come il sangue, tagliente come filo spinato, e non sarò di certo io a rivelarvela. Resta un fatto però, a prescindere dai punti di forza e di debolezza, ciò che emerge prepotentemente dalle pagine di questo primo romanzo di Stefano Zorba è un invito all’indignazione e alla dissidenza. Un invito che suona, più o meno, così: “continuiamo a disobbedire, facciamolo meglio, facciamolo lo stesso, facciamolo ancora e ancora; e se la posizione dell’obbedienza è ben eretta e sull’attenti, la dissidenza (av)verrà in ogni posizione.”

  16. Valutato 3 su 5

    in questo romanzo il protagonista è Coda di Lupo e il suo racconto ci descrive in modo crudo e violento di come dal bambino che “si innamorava di tutto” si ritroverà adulto, prigioniero e torturato dai servizi segreti per avere informazioni. La storia ha inizio e si muove sulle parole di una canzone di De Andrè il cui titolo è proprio “Coda di lupo” e sulla scia di queste note il protagonista con parole dure e descrizioni davvero forti ci porta all’interno di una realtà a noi non nota o che si fa finta di non conoscere, quella di un sistema corrotto e violento. Coda di lupo combatte e si impegna nella lotta ai No Tav. La dinamicità della narrazione attraversa parole di odio, rabbia e sangue e in effetti leggerne le pagine non è assolutamente facile, anzi probabilmente non le si vorrebbe proprio sfogliare, ma è uno spaccato del nostro paese, è realtà, è verità! Avrei evitato le descrizioni sulla tortura…davvero difficili da leggere, ma a parte questo è un buon libro.

  17. Valutato 4 su 5

    La storia narrata in questo libro prende spunto, come dicevo, da una canzone di Fabrizio de Andrè, “Coda di Lupo”, che parla del Movimento politico nato in Italia nel 1977 volto a combattere contro uno Stato che ha le “mani” sporche di sangue, del sangue di coloro che hanno combattuto e combattono per difendere i diritti umani e civili; ebbene, gli intensi e attuali versi di questa canzone fanno da guida a questo romanzo e alle vicende che caratterizzano la vita del suo protagonista, che si fa chiamare proprio Coda di Lupo.

    Coda di Lupo da piccolo era un romanticone, un cuore semplice che si incantava davanti alle piccole cose, ma che poi ha fatto spazio all’odio, a quell’ “odio bulimico che si nutriva di se stesso e rigurgitava altro sangue nero nei recessi delle mie vene e delle mie arterie fino a mangiarmi l’anima.”.

    La narrazione inizia e procede seguendo due diversi momenti temporali; il primo è quello di Coda di Lupo giovanissimo, che spera di sfondare nel calcio, in quanto ha del talento che gli viene riconosciuto da chi lo vede giocare. Purtroppo spesso i sogni vanno a sbattere contro la realtà e le sue sgradite sorprese, e presto altri interessi si fanno spazio nella sua vita.

    Coda di Lupo si butta a capofitto nella lotta politica e civile, e lo ritroviamo durante una manifestazione in cui tanti giovani vengono presi poco gentilmente a manganellate da poliziotti arrabbiati; eppure, nonostante la confusione e il casino, in quel corteo Coda di Lupo trova non solo il proprio nome di battaglia (ascoltando in sottofondo proprio la canzone di De Andrè), ma anche l’amore:

    “Quel giorno me ne sono andato dal corteo stringendo per mano l’amore. L’amore per quella ragazza appena conosciuta. L’amore per la lotta e per la convinzione di essere dalla parte del giusto. L’amore per quella voce roca e profonda che sapeva di sigarette e cantava di un indiano che non era un indiano vero ma un militante del Movimento del ‘77. L’amore per la speranza che un giorno avremmo cambiato davvero le cose. L’amore per una vittoria che sembrava lì dietro l’angolo.”

    Il secondo filone temporale è quello presente, in cui un Coda di Lupo ormai adulto è nelle mani di uomini al servizio dello Stato che cercano di estorcergli informazioni circa la sua attività, che essi giudicano terroristica.

    Coda di Lupo sa a cosa va incontro se non parla, a che tipo di torture e sevizie psicologiche e fisiche gli faranno i suoi carnefici se non dà loro le informazioni che vogliono; ma come può un uomo che ha dedicato la propria vita a certi ideali, tradirli e snocciolare i nomi dei propri compagni per salvarsi la pelle, ammesso poi che esca comunque vivo da quella prigione spoglia e sporca in cui sta marcendo?

    Coda di Lupo cerca di restare lucido e presente a se stesso nonostante le torture inflittegli, perché nutre un profondo disprezzo per questi uomini venduti a uno Stato che non pensa ai propri cittadini bensì ai propri interessi capitalistici ed è pronto a calpestare i diritti delle persone e a schiacciare quanti lo contestano.

    “Lottare è inevitabile e nobilitante. Nonostante non ci sia speranza. Lottare senza la speranza è l’unica cosa che ci è rimasta. I Don Chisciotte continueranno a farlo perché lottare li fa sentire vivi e liberi; e quando abbatteranno i mulini a vento i Sancho Panza di questo mondo se ne prenderanno il merito e saranno tiranni al loro posto.”

    Non sarebbe in fondo più semplice per Coda di Lupo levarsi i panni del militante che combatte (forse inutilmente…?) lo Stato sanguinario e vestire quelli più comodi e sicuri del borghese, con una famiglia e un lavoro normalissimo da portare avanti, chiuso nel recinto di un’esistenza tranquilla ma in realtà priva di quello slancio e di quel fervore che gli appartengono?

    “Io sono diventato un ribelle perché quando sei senza speranza e senza più nulla o ci si spara un colpo in testa o si alza il dito medio e si combatte.”

    Ma uno come lui non è fatto per rinchiudersi in uno smoking, Coda di Lupo non vuol smettere di credere che sia ancora possibile cambiare le cose e sperare in un futuro migliore.

    Questo romanzo, nella sua immediatezza e schiettezza di linguaggio, ci parla degli ideali e dei sogni di un ragazzo, poi diventato uomo, capace di sacrificare se stesso per ciò in cui crede, e delle sofferenze cui va incontro, in un imprecisato scenario di prigionia, in un sotterraneo desolato e squallido, circondato da aguzzini sadici e assetati di sangue e morte, e seguendo i ricordi del protagonista ripercorriamo anche alcuni avvenimenti della storia recente molto noti, come il G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani, le proteste dei NoTav… , il tutto sulle note della canzone del cantautore genovese

    Un libro molto interessante, dalla tematica attuale, attraversato da una vena malinconica, una sorta di “romanticismo ideologico” che purtroppo va a cozzare contro la presa di coscienza di una realtà spesso contrassegnata da soprusi, violenze alle quali è difficile opporsi in modo definitivo e risolutivo.

    Cosa ci resta tra le mani, se non un “dio a lieto fine” cui non bisogna credere?

  18. Valutato 3 su 5

    “Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente” è un libro che, se non mi fosse stato proposto, difficilmente sarei andata a cercare tra gli scaffali di una libreria. Non sono molto portata per le tematiche politiche, e forse non sono nemmeno molto preparata.

    Quindi giudicherò il libro come se fosse un normale romanzo storico, senza digressioni sulla politica.

    Attraverso una narrazione che oscilla tra passato e presente, Coda di Lupo ci porta a conoscere la sua adolescenza e il suo attuale stato di dissidente spiegandoci quali eventi importanti lo hanno spinto a diventare un ribelle. Partendo dalla sua infanzia riviviamo la storia dell’Italia fino al G8 e poi ancora oltre, per arrivare infine al NoTav. Coda di Lupo non nasce dissidente, lo diventa col tempo grazie ai conflitti politici italiani che hanno segnato la sua adolescenza.

    Il protagonista è molto forte e il suo carattere non ammette compromessi; questo però rischia a volte di ottenere una risposta dal lettore che probabilmente non è quella sperata.

    Coda di Lupo a volte rischia di irritare, come tutti i dissidenti fermamente convinti di essere dalla parte della ragione al punto da non voler più ascoltare versioni diverse dalla loro.

    Ecco, a volte il protagonista mi ha irritata.

    Lo scopo del giovane è nobile, battersi per la verità e la giustizia non è da tutti e rende onore a chi le persegue senza paura. Si rischia però a volte di infastidire chi, pur comprendendo e sostenendo le stesse idee, vorrebbe un confronto più aperto. Coda di Lupo non si apre al confronto, lui va avanti a muso duro senza mezze misure.

    Tra interrogatori e torture troviamo parecchie pagine fitte di eventi politici difficilmente comprensibili a chi non è completamente dentro al discorso.

    La narrazione è scorrevole, il linguaggio molto asciutto. Gli eventi sono facilmente riconducibili alla realtà, anche se ovviamente sono stati romanzati.

    Il libro in sé è ben fatto, mi sento di consigliarlo a chi se ne intende almeno un pò di politica.

    C’è bisogno di una buona preparazione per poterlo comprendere completamente.

    E’ stata tutto sommato una buona lettura, anche se ho fatto fatica a seguire le vicende politiche.

    Non mi ha invece disturbata la parte degli interrogatori e delle torture.

  19. Valutato 4 su 5

    Questo è un libro con caratteristiche particolari. La prima e più evidente sta nel modo in cui è stato pubblicato, un approccio simile a quello seguito da me con il Sad Dog Project, un libro indie dunque e forse anche le motivazioni di questa scelta non sono troppo diverse dalle mie.

    La seconda particolarità sta nella storia, delineata tra realtà e fantasia in maniera piuttosto difficile da districare. Quasi un romanzo di formazione, che segue la vita di un ragazzo nella sua trasformazione in uomo e nel suo essere ribelle.

    Come accennavo, si fa fatica a capire dove finisca la realtà e dove inizi la fantasia, diventa per questo un po’ meno semplice applicare la sospensione dell’incredulità, non tanto perché il romanzo non sia scritto bene, tutt’altro, la scrittura è asciutta e incalzante e la storia tiene il lettore vincolato fino alla fine. Piuttosto il tema è talmente scottante che viene spontaneo farsi domande, non tanto per la parte della storia che gira intorno al sequestro e alla tortura del ragazzo, dove personalmente tendo a sperare che tutto ciò oggi non possa accadere davvero, quanto nella parte dove questa si intreccia con la realtà della TAV. Viene voglia insomma di avere maggiori informazioni sugli aspetti reali collegati alla storia: la resistenza alla TAV, che conosciamo appena e solo per tramite dei mezzi di informazione.

    Se nel mio Baby Boomers la ribellione si concretizza solo apparentemente sul piano fisico, ma poi sfocia in un’azione molto concettuale, più sul piano delle idee, qui tutto è molto più concreto, la lotta è vera e propria guerriglia e l’epilogo è anche in questo caso utopistico, ma assai meno concettuale e più concreto. Una cosa ci accomuna, la convinzione che qualsiasi sia il modo in cui si sceglie di lottare, sia necessaria una grande maggioranza della gente, della popolazione, magari locale, per ottenere un qualsiasi cambiamento in un paese ormai così intriso di corruzione e marciume.

    Mi è venuto da pensare durante questa lettura all’India e alle lotte per l’indipendenza, con i due motori differenti in azione, da una parte Gandhi e la sua via concettuale, pacifica, delle idee, e dall’altra Nehry, molto più pratico, a portare avanti una vera e propria guerriglia nel paese. Forse la verità è che in situazioni estreme sono necessarie entrambe le modalità, idee e braccio.

    Un libro comunque piacevole da leggere, veloce nel ritmo, e che stimola molte riflessioni.

  20. Valutato 3 su 5

    Sulle note di “Coda di lupo” di Fabrizio de André, l’autore ci racconta una storia di lotta, di resistenza, di opposizione, una storia di forza, a tratti violenta e non sempre giusta.

    “Questo libro parla di Stato, quello a cui bisognerebbe togliere l’iniziale maiuscola per quanto è sporco e sanguinario, del suo bisogno di perpetrare se stesso e il suo potere contro tutti i dissidenti che vorrebbero cambiarlo.”

    A raccontarci la storia è Coda di Lupo, un uomo che si autodefinisce un ribelle, ma che le autorità chiamano terrorista.
    Coda di Lupo è un attivista, fa parte del movimento NoTav in Val Susa e ciò che fa in questo testo è

    narrarci la sua vita, le sue battaglie, le sue sofferenze.

    “Io sono diventato un ribelle perchè quando sei senza speranza e senza più nulla o ci si spara un colpo in testa o si alza il dito medio e si combatte.”

    In un pugno di pagine, Coda di Lupo ci trasmette il suo rancore, il suo dolore, la sua tenacia, l’ardore che mette nel lottare per ciò che crede giusto.

    “E lui non sente più la musica, ma solo il caldo abbraccio della rabbia e le carezze della convinzione di essere nel giusto.”

    In questo libro sono molte le cose su cui ti viene spontaneo soffermarti a pensare.
    Dagli interessi dello Stato, al bene che dice di fare, alle schifezze che commette nel buio dell’inconsapevolezza comune.
    Infine, ti chiedi anche: chi è il vero eroe e chi il cattivo?
    Eroe è il poliziotto che a discapito della propria vita tenta di sedare le proteste al fine di riportare l’ordine? Oppure è il ragazzino che protesta per i tagli all’istruzione pubblica e che viene picchiato con il manganello dai poliziotti?

    “Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto.
    Poi sono diventato grande.
    Ed è cominciato l’odio.”

    Un libro che nella sua brevità ci dona uno squarcio di un’Italia ingiusta, lontana dall’utopia della pace.
    Lo scrittore adotta un linguaggio non dei più eleganti, a volte usa parole dure e scurrili.
    Il suo intento, infatti, è mostrarci una realtà non sempre visibile a tutti, ma spesso celata e ignorata. Non vuole cullarci con parole dolci, ma mostrarci la durezza della verità.

    “Queste macchie di sangue, questa tortura, questo omicidio: la storia di un dissidente.”

    Un testo crudo, incensurato, un grido di battaglia che vuole spingere il Lettore ad aprire gli occhi.
    Un libro che è anche un manifesto, un modo per combattere e far valere la verità.
    Se cercate una lettura leggera qui non la troverete, ma se è una storia di valori che volete, questa è quella che fa per voi.
    Un volume che mi ha colpita con il suo fare diretto, con le sue parole dure e le sue immagini raccapriccianti.

  21. Valutato 5 su 5

    Il protagonista di questo romanzo è Coda di Lupo, un uomo rapito dai Servizi Segreti Italiani perché considerato uno dei più importanti e pericolosi terroristi. Tenuto segregato in un edificio abbandonato viene sottoposto ad ogni tipo di violenza sia fisica che psicologica, con l’obiettivo di farlo parlare il più possibile, per fargli rivelare i nomi dei suoi capi, nonché i loro piani. Nonostante Coda di Lupo abbia paura e sappia già quale destino lo aspetta, decide di non arrendersi e di continuare a lottare fino alla fine, perché crede fermamente nei suoi ideali e perché non tradirà per nulla al mondo i suoi compagni.Durante le terribili torture a cui è sottoposto ripercorrerà le tappe più importanti della sua vita; dalla sua prima manifestazione al G8 di Genova, fino al suo reclutamento nei NO TAV, e quindi alla sua partecipazione agli scontri in Val Susa.
    Mi è piaciuto di questo libro il modo in cui sono stati narrati, utilizzando a volte anche termini abbastanza forti e crudi, determinati argomenti. Tramite i ricordi di Coda di Lupo vengono raccontanti e descritti in maniera dettagliata avvenimenti della storia italiana, di cui non se né parla più molto o di cui oggigiorno non si è a conoscenza.
    L’autore è riuscito a rappresentare al meglio il mondo delle manifestazioni in piazza e dei giovani che lottano per gli ideali in cui credono e che sperano in uno Stato migliore, tanto che leggendo il libro mi è sembrato quasi di essere la cinema a vedere un film-documentario.
    Non mi resta altro che consigliarlo!
    Buona lettura
    A presto
    Carlotta

  22. Valutato 4 su 5

    “Mi innamoravo di tutto- Storia di un dissidente” è il primo libro di Stefano Zorba. Il romanzo – come l’autore stesso indica nella sua prefazione – parla di Stato, quello a cui bisognerebbe togliere l’iniziale maiuscola per quanto è sporco e sanguinario, del suo bisogno di perpetrare se stesso e il suo potere contro tutti i dissidenti che vorrebbero cambiarlo.
    Il protagonista è un dissidente che, a causa di un tranello, viene imprigionato dai servizi segreti italiani, segregato in un sotterraneo e torturato affinché faccia i nomi dei suoi compagni. La storia inizia con le parole di una canzone di De André, il cui titolo è proprio Coda di Lupo, il nome da battaglia del protagonista.
    Quest’ultimo racconta, attraverso un lungo e sentito monologo, la sua vita e cosa l’ha portato in quel luogo di dolore. Durante le brutali torture, rivive gli avvenimenti più importanti: le prime manifestazioni, la vita da “uomo normale”, la decisione di ritornare a essere se stesso combattendo nuovamente lo Stato.

    Pagina dopo pagina, conosciamo quest’uomo e ci ritornano alla memoria storie delle quali abbiamo sentito parlare ai telegiornali: i No Tav, Il G8, Carlo Giuliani.
    Troviamo, inoltre, descrizioni molto crude e brutali e non è facile leggere tante pagine poiché sono intrese di odio, rabbia e sangue.

    L’autore ha uno stile particolare; il protagonista utilizza, infatti, un linguaggio molto colorito, ma non potrebbe essere diversamente in quanto, così facendo, è possibile percepire la sua rabbia.
    La lettura è molto scorrevole, il libro si legge davvero in pochissimo tempo poiché è impossibile non scoprire le sorti di Coda di Lupo.
    Consiglio la lettura a chi voglia rispolverare storie che a volte ci sembrano sconosciute e lontane ma sono in realtà molto attuali.

  23. Valutato 5 su 5

    Coda di Lupo è il suo nome, il suo nuovo nome. Lui è un rivoluzionario, un ribelle…”perché quando sei senza speranza e senza più nulla o ci si spara un colpo in testa o si alza il dito medio e si combatte”. E’ un attivista, che lotta per i diritti civili. Lui è pronto a rinunciare a tutto pur di lottare per quello in cui crede, a lasciarsi tutta la sua vita alle spalle, a rinunciare a tutto per di cambiare quel paese che ritiene tanto corrotto e sbagliato.

    Dalle manifestazioni e dai cortei alla violenza il passo però è molto breve e una volta fatto quel passo come si può tornare indietro? Come si fa a smettere di ribellarsi ad un sistema marcio? Come si può girare la testa dall’altra parte e fingere che non ci riguardi? Non è possibile…sarebbe come arrendersi davanti ad una carica della polizia o stare fermo in angolo a guardare la storia che viene scritta davanti a te senza muovere un muscolo per cambiarla…Coda di Lupo non può tirarsi indietro non quando c’è cosi tanto in gioco. E’ una storia di odio, rabbia e crudeltà ma anche di speranza, lotta e ideali.

    Il libro è impegnativo e sicuramente non di facile lettura dato il tema trattato. Il linguaggio è duro, asciutto, molto schietto…ma va bene così, anzi per un libro del genere usare un linguaggio come questo trovo che sia doveroso e qualunque altra scelta stonerebbe. Ne risulta un libro ricco di scene forti e intense, molto coinvolgente, che va oltre le solite storielle e che ti fa scontrare con realtà conosciute ma sottovalutate e inevitabilmente ti porta a riflettere.
    E’ l’autore stesso a suggerire la colonna sonora perfetta per questo libro, anzi fa molto di più, perché l’intero libro è stato costruito intorno ai versi di “Coda di lupo “ di Fabrizio De André. La canzona è bellissima e molto evocativa, l’autore ne ha tratto spunto per scrivere ed approfondire la sua storia, se ne è lasciato ispirare per la stesura dell’intero libro. Tutti il libro è infatti accompagnato da citazioni e interi versi vengono riportati a definire i diversi capitoli. Scelta originale ed azzeccatissima che rende il libro unico e davvero originale.

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